Salvador Dalì a Chiaravalle della Colomba

A pochi chilometri dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba, in località Saliceto di Alseno, gli appassionati d’arte e i semplici curiosi possono raggiungere la galleria Palma Arte e passare un pomeriggio tra le statue del più intrigante e provocante artista dell’ultimo secolo, Salvador Dalì. Grazie a una rete di contatti internazionali ampliata in anni di esperienza, il titolare Marcello Palma è riuscito a portare in Italia nove opere originali dell’autore catalano assieme a 30 litografie ispirate al ciclo di Gargantua e Pantagruel, dello scrittore Rabelais. Sculture e immagini provengono dalla galleria Qu Art di Bruxelles, recentemente esposte al museo Chavchavadze di Tiblisi, in Georgia. L’esposizione al Palma Arte continuerà fino al primo Agosto, per poi continuare al castello di Vignola, San Giuliano milanese e Bologna, a fine dicembre. Il tutto sotto la guida di Marcello Palma, che afferma: “è possibile arrivare ad esposizioni di rilievo anche da noi solo attraverso la collaborazione tra le gallerie e la disponibilità a farsi carico di simili capolavori”.
Le sculture esposte appartengono all’ultimo decennio di attività di Dalì, gli anni settanta, prima che la sua sposa gli somministrasse per errore un cocktail venefico di medicinali che paralizzarono il suo sistema nervoso. Il materiale più impiegato è il bronzo, sia esso adattato a rappresentare tenere figure di angeli sia per la terribile crocifissione di Cristo, denominata La Ritorsion, dove il corpo sembra diventare tutt’uno con la croce nerastra. Ai lati della croce, in una disposizione ottimale favorita dall’ampia sala in cui è ospitata la mostra, si trovano rispettivamente L’angelo cubista, dove solo le ali pennute richiamano la sua origine divina (il resto del corpo è un collage di solidi geometrici), e L’angelo surrealista, una bellissima figura femminile pronta a lanciarsi contro qualche incubo dell’immaginazione. Le altre sculture sono disposte lungo le pareti e circondate dalle litografie (“ho selezionato solo una parte, la più significativa, delle trenta inviatemi – spiega Palma – per non rubare la scena alle sculture”): gli spettatori possono ammirare Il manichino, un immaginario uomo del futuro vestito come un bambino, la Venus, busto di donna alla quale sono stati scambiati il naso e l’orecchio (ritenuto nel passato un simbolo sessuale), il volto di Beethoven che sembra scolpito dalle forme bizzarre che prendono le nuvole in cielo, e una versione ridotta dell’Omaggio a Newton, il cui originale è alto 15 metri.
La galleria di Marcello Palma ha ospitato alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, e alcune delle loro opere sono tuttora visibili nella mostra permanente collettiva: è il caso di Marco Lodola, ultimo successo italiano alla Biennale di Venezia e di cui è possibile ammirare il “Pegaso alato”, di Paolo da San Lorenzo, ritenuto l’ultimo grande post-cubista, Felix Roulin, per molti versi erede artistico di Salvador Dalì, oltre ad alcune “scoperte” personali di Palma, come Gianfranco Meggiato, le cui sculture (Sfera tentacolare, Doppia piramide in tensione con sfera) sono note alle più importanti gallerie internazionali, e una di esse è stata scelta dal comune di Milano per rappresentare la caduta del muro di Berlino, nei festeggiamenti del ventesimo anniversario.
Il lavoro di Palma ha portato il nostro territorio sulla mappa di numerosi turisti italiani e stranieri, come si può ben vedere dal libro degli ospiti, e ha avvicinato nel tempo i capolavori dell’arte agli abitanti delle Terre Verdiane. A un palmo di mano.
La mostra è aperta dal martedi al sabato (dalle 16 alle 19:30) e la domenica (10-12 e 16-19:30), con la possibilità di visite notture guidate, su appuntamento (al numero 0523940144). L’ingresso è gratuito.
Jacopo Franchi