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I Grandi Eventi

Umanità e natura nella mostra di Paolo Perotti L’ultima importante mostra di Paolo Perotti è stata quella del 2001 a Palazzo Farnese, con 141 opere, e ha offerto una conoscenza esauriente della sua scultura degli ultimi decenni del Novecento. Questa a Rosso Tiziano, dopo quella rilevante del 1991, vuole proporre le opere dell’ultimo decennio insieme a qualcuna, che richiama in modo esemplare il suo percorso artistico, per cui ne esce una personalità ricca e coerente con la poetica assunta fin dagli inizi: rappresentare con semplicità ed equilibrio gli aspetti dell’umanità, nei quali rientrano anche i personaggi o i soggetti di riferimento religioso, dell’antico e del nuovo Testamento. La sua visione del mondo è ispirata alla speranza del bene, alla fiducia nell’uomo, alla serenità della vita, alla morigeratezza, e alla bellezza della natura in tutte le sue presenze vitali. Tutte le sue opere riconducono a sentimenti positivi e piacevoli, non a drammi o a lacerazioni.
Paolo Perotti in molti casi si dedica alla rappresentazione della figura della donna e ne trae, o le attribuisce, stati d’animo, affetti familiari e filiali, emozioni contenute o dolci malinconie come se essa fosse una fonte di ispirazione inesauribile; questo è il carattere stilistico principale di Perotti che perdura da decenni e che ancora contiene piacere giovanile, freschezza e candore, sobrietà. La donna, lascia sempre trasparire o il suo ruolo materno o le sue potenziali virtù di osservare il cielo, di lavorare in casa, di leggere; in particolare la maternità è stato uno dei soggetti più esemplati nella sua produzione artistica.
A volte, mantenendo una sua innovazione plastica propria della metà degli anni Sessanta, Paolo Perotti apre le sue composizioni allo spazio circostante, aggiungendo un elemento architettonico, che immette la figura nell’ambiente naturale. Il pathos della figura statuaria, ottenuto nella pietra, viene trasformato nel legno in sensazione, in idea di una situazione umana, in un angolo di vita quotidiana.
Un altro tema caro a Perotti, insediatosi saldamente nel suo repertorio alla fine degli anni Settanta, sono le suonatrici di strumenti, sempre molto gradevoli perchè portano nella scultura strumenti musicali, che creano anche una vaghezza allegorica.
Ritornano anche i soggetti di ispirazione religiosa, trattati con la solita umanità e concretezza, quasi fossero storie senza alcun elemento trascendentale; l’ispirazione religiosa infatti per Perotti non toglie semplicità e naturalezza alle immagini, che rimangono sempre comprensibili e in una dimensione terrestre e sociale. La presenza delle opere sue e dei cicli completi che si trovano nelle chiese della città e del territorio, rievoca i tempi passati, le età medioevali o l’età della controriforma, quando le chiese dovevano parlare al popolo per immagini, per cui erano ricolme di opere d’arte di ogni tipo.
In mostra sono presenti anche tre esemplari di Cristo, che riprendono il caratteristico Tronco di Cristo, che non è altro che un particolare essenziale del crocifisso, una ostensione di particolari del corpo sofferente; esso discende dal prototipo del Tronco di Cristo del 1953, deformato in modo espressionistico nella torsione del collo in avanti e nella contrazione del corpo in un’unica massa, che la mancanza di braccia evidenzia ancor più.
Dopo oltre sessant’anni di attività Paolo Perotti si presenta ancora pieno di idee e di iniziativa, nulla gli fa sospendere o ridurre l’attività quotidiana dedicata alla scultura, in mezzo ai profumi delle essenze dei legni che lo circondano nel laboratorio e in mezzo alla polvere dei marmi sul banco del portico. Lavora con lo stesso entusiasmo di un giovane e si riconosce tuttora nel detto picassiano: “Io non ho bisogno di cercare, io trovo naturalmente”; la costanza e la ricchezza della sua produzione e la sua coerenza con i principi artistici dichiarati negli anni Cinquanta sono esemplari e lo rendono uno dei più grandi scultori piacentini di tutti i tempi. Questa Mostra e il Catalogo generale delle sue opere gli rendono formale omaggio e lo additano al pubblico come interprete di un’epoca, ancora lontana dai disorientamenti a cui le ultime generazioni sono sottoposte: egli diffonde immagini di immediata piacevolezza, che portano messaggi positivi ad elogio dell’ umanità e degli eterni sentimenti, che rendono la vita degna di essere vissuta.
Stefano Pronti