Le Rubriche

I Volatori Rapidi

Serata all’opera 4/4 (di Alessandra Locatelli)
Sarà che le frasi retoriche lui non le ha mai capite. È tutta questione di atteggiamento, di prospettiva, non lo sai Gino?
Atteggiamento, prospettiva: parole vuote strizzate dentro quel muscolo sezionato in quattro sopra cui la busta della raccomandata pesa più del piombo.
Sarà che lui in fatto di opera la pensa come suo nipote Lorenzo, di solito. Ma stamattina giù in portineria, paralizzato davanti alla cassetta delle lettere, ha sorpreso Amalia, l’anziana signora che vive con un canarino ed un gatto al piano di sotto, ad osservarlo.
Sarà che Gino ha deciso che domani non andrà al lavoro.
Sarà che si sente come non ha letto in nessun libro e pensa che il suo muscolo stia raggrinzendo con il dubbio di aver scandito un tempo non suo.
Sa che Verdi, dopo quei gravi lutti, non voleva più comporre? Poi un giorno il Merelli lo fermò per strada e gli diede a forza il libretto del Nabucco. Verdi tornato a casa lo gettò sul tavolo, poverino soffriva troppo, non ne voleva sapere! Ma il poema si aprì per caso sui versi del Va pensiero e quelle parole, ah Signor Gino, quelle parole, raggiunsero dirette il suo cuore!
Sarà che Gino ignora del tutto i gravi lutti di Verdi e chi fosse il Merelli, ma quando Amalia gli ha ceduto il suo biglietto per l’opera, lui lo ha preso.
E ora aspetta che il coro dei prigionieri di Babilonia invada il teatro.
Sarà che Gino ha la lucida convinzione di aver perso tutto, eppure gli sembra che il suo muscolo si scuota, si ribelli alla fine che gli ha programmato per l’indomani.
E che aspetti, con lui, quei 4/4. Per tornare ad essere un cuore.
Ecco… inizia.

Pelle d’oca (di Sergio Cicconi)
Era struggente.
La melodia ti penetrava l’anima, la prendeva tra le sue mani forti, calde, grandi e te la strizzava lentamente, dolcemente, inesorabilmente fino a spremerne fuori fino all’ultima goccia di sentimento.“Va pensiero, sull’ali…”
Pelle d’oca.
Il brivido noto, amato, cercato scendeva giù, sempre più profondo, in ondate successive, ogni volta più vicine, incalzanti, come cerchi ipnotici creati da un sassolino fatto cadere nell'acqua ferma. E il centro, là da dove partivano le onde, era lei.
Ma le piccole onde concentriche che si allargavano verso l’ignoto erano la sua vita. Rincorrersi di eventi, di pensieri, di sensazioni. Di azioni. Di inazioni. Lasciarsi cullare dalla musica, dalle parole. Il coro. Sensazioni. Groppo in gola e occhi brucianti. Lacrime ricacciate. Quasi tutte.
Meraviglioso.
Ricordando, parlava. Come fa chi è molto solo.
E rammentava quel signore che sedeva nella poltrona accanto a lei, quella sera, all’opera, e le aveva detto: «Signora mia, mi creda, vedrà che molto presto questo sarà l’inno della nazione. Lo sa, Verdi era Padano.»
Si era anche presentato quel signore. «Com’è che si chiamava.» Chiese al canarino, che però non l’aiutava.
«Forse Lamberto, Roberto, un nome con Berto… non ricordo, chissà?» Fece al gatto bigio che la osservava col muso interrogativamente piegato di lato.

Per Elisa (di Luigi Tuveri)
Lorenzo è un operaio e di opera ne sa zero. Ha conosciuto Elisa a un corso di canto brasiliano; si sono piaciuti subito e sono usciti a cena. Una domenica pomeriggio, a Como, camminando sul lungolago, dopo una visita alla mostra di Magritte, si sono messi a parlare di pittura, letteratura straniera e di opera. A parlare era soprattutto Elisa, ne sapeva di ogni e Lorenzo, annuendo e citando reminiscenze scolastiche, aveva finito col riparare discorrendo di sport, musica leggera e cumulo nembi. Però Elisa gli piaceva di brutto. Due mesi dopo l’attendeva davanti a teatro. Elisa era in ritardo, aveva lasciato le chiavi al posteggiatore e, schivando le pozzanghere, aveva saltabeccato sui tacchi proteggendosi l’acconciatura con un ombrello rosa. Allo smorzarsi delle luci, sul palco, erano apparsi alcuni ebrei disperati. Lorenzo, nervoso e per nulla a proprio agio, aveva tenuto duro fino al terzo atto ma sul Va Pensiero, i suoi pensieri, confluendo oltre la cintola e dispiegandosi più alti, gli avevano ricordato il turno in fabbrica del mattino dopo, quello delle cinque. Così aveva fatto fagotto e si era dileguato dal loggione che a volare pareva lui. Elisa pensò fosse andato in bagno, invece, dal tram, stava chiamando Alda, vecchia amica e tifosa di calcio: «Che ne dici se alla partita ci andiamo insieme domani sera?»

Alessandra Locatelli, Sergio Cicconi e Luigi Tuveri e sono i tre Volatori lombardi. Quando non scrivono, fanno la psicologa, l’imprenditore e l’informatico.